La prima foto con una compatta a rullino Konica.

L'occasione una gita scolastica.

Lo stimolo la voglia di ricordare una luce che bagna un vecchio palazzo rendendolo bello.

Davanti il mio compagno di banco che ride.

Quando ero un bambino, mio padre mi scattava foto, ogni volta che scendevamo in cortile.

Le sue polaroid mi parlano ancora di lui, conservano per sempre ciò che è sparito.

Negli anni, ogni volta, dietro ad uno scatto, sento la stessa gioia, la stessa scoperta di un luogo o di un volto attraverso il mirino.

I miei primi scatti appartengono al mondo del rally automobilistico e del surf, poi è arrivato qualche ritratto e soprattutto la street photography: mi attraggono le forme, le linee, i colori, la luce con i suoi impalpabili riflessi e la sua poesia.

A volte provo ad inseguire uomini e donne che abitano le architetture delle città, in cerca di un'emozione contratta, imbrigliata in uno sguardo, o di un pensiero silenzioso, serrato in una mano.

L'incontro con il teatro e la sua carovana di gesti, azioni, corpi che fanno vibrare i costumi, è stato per me un dono.

Lì, in quell'utero scuro della scena, la foto si offre da sola, è lei che ti cattura, basta essere in ascolto.